Cari tutti, mi par bene di aprire questo nuovo spazio della rete, il primo dopo il mio ritorno al continente natale, con un episodio che rimarra' per sempre nella mia memoria come un segno della primavera parigina, la prima della mia vita.
E naturalmente riguarda les jeunes filles di questa favolosa citta' allummata, graziose (nel pieno senso dell'etimo) e profumate; in particolar modo l'ultimo, e di preferenza con un deodorante che evidentemente va per la maggiore da queste parti, un odore che sento necessariamente quando con qualcuna mi ci ritrovo a ballare un bel tango, con la sua faccia appiccicata alla mia, accaldati e sudaticci.
Nonostante l'odore si ripeta piu' volte a sera, con una frequenza ovviamente dettata dalla popolarita' della marca, non l'ho mai segnato consciamente fra gli eventi degni di nota, non ho mai veramente registrato l'aroma negli strati alti della mia memoria: per quanto trovi bizzarro come alcuni episodi si notino solo dopo che altre circostanze te li portino all'attenzione, che dettagli piu' o meno grandi vengano sepolti nell'inconscio fino a quando qualcos'altro non te li imponga con forza sotto al naso (in questo caso, locuzione decisamente appropriata), non c'e' nulla da fare: l'odore di francesina e' sommerso con la serata e al giorno dopo non ne ho memoria.
Pero' pero' pero' la citta' e' malandrina, la primavera complice e le figliole maliziose: ecco che con il concorso delle prime due (e delle lingue latine per cui primavera e citta' sono quasi sempre femmine, e chiaramente giocano per le loro amiche) le seconde si svestono e la pelle scoperta e accaldata lascia traspirare quello stesso profumo. Ed eccomi, povero emigrante ramingo che si avvia al lavoro, investito dall'aroma in metropolitana, in fila alla caffetteria, mentre attraverso la strada o compro il giornale. L'odore risveglia all'improvviso immagini e suoni notturni, la sensazione di un braccio che mi cinge, di un torace che mi preme con dolce resistenza alla marcia, la luce brillante del sole (finalmente sbocciato!) si soffonde in oscurita' e il rumore delle auto in attesa del verde segna il ritmo di un tango degli anni trenta ammiccante e pomicione e camminando cosi' a ogni angolo, ad ogni fermata di metro inaspettatamente Parigi diventa una milonga primaverile illuminata di fiori gialli e sole notturno e i semafori ticchettano d'Arienzo e la metro romba i bassi di Fresedo e io cammino come in un sogno inebriato di una soffice oscurita' grazie al calore del sole dirigendomi al lavoro in un'Europa dove mangiamo canard, beviamo vino e fumiamo sans souci godendoci il semplice fatto di essere al mondo, andando tutti a passo di tango.

Beh, la primavera non è sempre femmina, come testimonia il titolo stesso di questo post, e l'Europa mangia canard, beve vino ecc. solo al di sotto di una certa latitudine...
RépondreSupprimerSe il dito indica la Luna, l'idiota guarda il dito
RépondreSupprimerE' incredibile come con soli 155MB di RAM riesca a leggere e commentare il tuo blog, il ritardo con cui questo avviene non è da imputare alla bradipica lentezza del processore, bensì alla scarsa frequenza della mia navigazione sui siti degli amici, soprattutto quelli che magari sono costati un po' di sforzo.
RépondreSupprimerEppure è più carino contattarsi così piuttosto che sullo scontato Facebook.
Proprio ieri girando per la città ho sentito un forte desiderio di sentire l'odore di una chioma di capelli femminili, nessuna in particolare. Forse l'effetto primavera a me tocca in autunno/inverno quando la donna è più calda e pelosa e il pensiero di starmene in un cantuccio in compagnia mi porta alle traveggole sociali. Altra coincidenza: c'è un viavai tangueiro fra le mie attuali frequentazioni, io sono rimasto immune ma devo dire che la metafora del ballo è interessante per chi, come me, non ballerà mai. Spero in qualche altra coincidenza, specie al riguardo della tua recente notifica di vacanza. Spero di vederti a Natale, magari in buona compagnia.
Dario